Benvenuti nel nostro sito

Benearrivati nel sito della nostra comunità parrocchiale.

Pace e bene a tutti voi.
Un saluto particolare ai nostri concittadini che si
trovano lontano da Scalea. 

ORARI CELEBRAZIONI PARROCCHIA E SANTUARIO

  GIORNI  FESTIVI: 

ore   8.00   Santuario del Lauro
ore 10.30   Chiesa parrocchiale
ore 18.00   Chiesa parrocchiale

GIORNI FERIALI: 

 Lun.-Mar.-Mer.-Giov.-Ven.
ore  18.00  Santuario del Lauro 

      Sabato:
ore  18.00  Chiesa parrocchiale  

      Giovedì
ore  18.30  Adorazione

 - Parrocchia S. Nicola di Platea

 PAZIENZA CRISTIANA    29 Aprile

E la coperta, inevitabilmente, è diventata più stretta.
Molti sentono di essere scoperti, e non è solo una sensazione che caratterizza il momento presente.
È il futuro che si avverte scoperto, insicuro, a rischio. E più giorni passano più questa coperta diventa stretta.
È naturale che chi sente il disagio, che si avverte come chiusura della speranza, esprima il suo malessere e urli il suo sconforto perché qualcuno possa accogliere il suo grido. Si grida quando c’è chi possa sentire.
Sin da bambini si piange e si urla percependo che qualcuno raccoglierà i singhiozzi e prontamente arriverà in soccorso con le opportune risposte.
Si cresce e non si piange più, ma si trovano altri modi di esprimere il proprio disappunto. Ma sempre, nel disagio, si lancia il grido perché qualcuno senta e risponda.
Anche nella fede c’è il momento della preghiera, del grido, della supplica perché chi può accarezzi la debolezza del momento e spinga verso l’avvenire.
E ora gridano coloro che sentono il ghigno della indigenza e delle ristrettezze economiche che si affacciano nella loro vita.
Le richieste di chi avverte la sua nudità hanno anche in questo caso un destinatario che deve ascoltare e fare tutto ciò che si può per allargare un po’ la coperta e per gestirla al meglio nella sua divisione tra coloro che ne hanno bisogno.
Gridano anche i credenti. È naturale esprimere il proprio disagio per l’assenza, da tempo, di ciò che è vitale per la propria fede. Chiedere è giusto, gridare esprime meglio il punto di sofferenza a cui si è giunti, anche piangere sarebbe un modo molto umano e sincero di chiedere la propria parte.
Ma tirare la coperta, si può? Sapendo che il pezzo in più che si potrebbe avere con uno strattone sarebbe un pezzo in meno per altri…non è il caso di farlo. Si accetta il piccolo pezzo che ci tocca.
D’altra parte il credente cristiano si fida di uno che ha avuto troppe volte una coperta stretta. Ha iniziato nella capanna di Betlemme chiudendo sulla croce del Golgota con buona parte del corpo poco coperto, una nudità estrema. Ha preferito che le sue vesti venissero divise e la tunica tirata a sorte.

25 Aprile - Liberazioni parziali
Non la sola libertà, ma la coscienza della libertà e della propria e altrui dignità, l’assenza di pretese di superiorità o il superamento di una errata percezione di inferiorità, insieme al rispetto dei diritti inalienabili della persona, sono le condizioni essenziali della piena libertà.
Essa, comunque, necessita della presenza di condizioni economiche, sociali, politiche e culturali che la rendano compiuta ed esercitabile.
Questo vale in ogni caso, anche per il 25 aprile e ancora per il 4 maggio. Se è solo poter vivere senza il pericolo di incontrare nazisti o fascisti, che è qualcosa di immenso, o poter uscire impunemente dalla propria abitazione, si tratta di liberazione parziale, in attesa di compimento o completamento.
Ci sono altri ostacoli da rimuovere perché impediscono di esercitarla e così la rendono poco presente. E attualmente, in questa liberazione parziale tanto attesa, gli ostacoli più ostici sono legati alla condizione economica. Di tanti, di molti. Non sono da rimuovere per pura beneficenza ma per servizio dovuto alla persona, ad ogni persona, da condurre verso la piena libertà.
L’espressione di Gesù: "La verità vi farà liberi" (Gv 8, 32) illumina molto in questo campo e avvia verso la percezione di altri elementi irrinunciabili. La libertà è sapere. Non c'è più schiavo di chi non sa. È conoscere cosa ci circonda e, possibilmente, tutto ciò che riguarda la nostra vita.La verità ha il pregio di presentarsi come il segno evidente del pieno rispetto della libertà di ciascuno. Ed essa si basa sull'esclusione di qualsiasi forma di costrizione e di pressione. Maggiormente di quella pressione che si fonda sulla menzogna o sull’omissione totale o parziale della verità. In questo periodo siamo stati destinatari di molteplici verità, per lo più contrapposte. Difficile districarsi in questa giungla di verità. Umberto Eco insegna.
La preghiera verso il Padre: "Liberaci dal male", è implorazione della pienezza della libertà. È la richiesta di essere affrancati da ogni tipo di oppressione che blocca la capacità di fare ciò che contribuisce a raggiungere obiettivi che fanno assaporare il bene, il bello, il buono.
Non di solo, ma insieme al pane si ha bisogno di parole vere.
Ognuno sia sempre preparato a sentirne di tutti i colori e sia capace di dubitare di quel tanto che avvicina di più alla verità.

Sabato 18 Aprile 

Domani, seconda di Pasqua, è anche la domenica di Tommaso.
È considerato l’incredulo, quello che ha bisogno di vedere e provare per credere.
Invece è fondamentale un lavoro di riabilitazione nei suoi confronti. Con il suo apparente dubbio dimostra di avere fede e ci offre un prezioso servizio.
In verità lui crede già, ha una fede e un affetto profondo verso il Gesù del vangelo, il Gesù della storia. Crede in colui che lo ha chiamato e che lui ha seguito con fiducia.
Il suo Gesù, quello delle sue esperienze non dei suoi pensieri, lo si riconosce dalle piaghe della crocifissione, della salita al Calvario e della flagellazione; è colui che dalla croce, invece di punire i dissacratori con folgori o mandando virus, ha gridato: “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno”; è colui che ha parlato del Padre misericordioso, che accoglie e abbraccia il figlio che lo ha abbandonato, e ha narrato la parabola della pecorella smarrita, oggetto di cura e amore da parte del buon pastore…
Tommaso non può abbandonare il Gesù che ha conosciuto, il Gesù reale, per seguire una idea di Gesù. Forse una consolazione…
Non intende cambiare Gesù con una idea di Gesù.
E così, con un dubbio di cuore e di mente, ci offre il grande servizio di verificare che il Gesù di cui gli parlano è il Gesù che lui ha conosciuto. Sì, è proprio lui; è Il Gesù della sua storia, della sua esperienza. Il Gesù vero. Il risorto è il morto sepolto, e il crocifisso morto e sepolto è il risorto.
Le piaghe sono la garanzia della sua identità.
Capita anche oggi di sentir parlare di un Gesù giudice pronto a punire con inflessibilità un mondo, e una Chiesa, che si è reso indegno di lui. Di un Gesù che non porta più i segni di un’assenza di reazione nei confronti di chi ha dissacrato la sua umanità e la sua divinità.
Tommaso ci dice che lui è sempre lo stesso, riconoscibile dalle sue cinque ferite. Conserva da Dio la stessa misericordia e lo stesso amore che ha avuto da uomo. È il Gesù delle piaghe, subite e non date. Resta sempre il Gesù delle beatitudini e non intende diventare una semplice idea di chi ha chiuso anzitempo le pagine del vangelo.


Mercoledì Santo - 8 Aprile

Siamo nel mezzo della Settimana Santa, quest’anno vissuta in modo diverso e problematico, con i suoi limiti e le sue opportunità.
L’inizio l’ha dato la Domenica delle Palme, con i suoi enormi limiti, soprattutto nella partecipazione della comunità che, in questa occasione, sarebbe stata presente in gran numero, per vivere l’osanna al Signore che ci viene incontro. È diventata invece, in anticipo sui tempi, la Domenica del Getsemani, buia e solitaria.
Chissà, forse più una opportunità che una perdita. Una riscoperta della Chiesa domestica?
Anche il Lunedì Santo ha offerto il suo limite con la sepoltura, anch’essa solitaria, di Luciano Montaspro, svoltasi con la sola partecipazione dei familiari e con una benedizione che lo ha accompagnato nel suo ultimo tratto di strada incontro al Padre.
Anche in questa occasione, la comunità, che di solito manifesta visibilmente la sua prossimità, non si è vista.
Ora essa si rende presente con il privilegio del suo sguardo di fede e con la preghiera, che la rendono viva ed efficace, nonostante l’apparente assenza.
E la comunità volge il suo sguardo e prega anche per tutti i morti di questo tempo, per gli ammalati, per tutte le famiglie colpite dal dolore, per coloro che hanno difficoltà di ogni tipo. E dallo sguardo di fede passa con affetto all’azione per andare incontro a chi, vicino e raggiungibile, interpella il suo cuore per un gesto di aiuto.
La preghiera non esclude Boris Johnson che appartiene alla “classe dominante” del momento, ma che ora vive il tempo del pericolo e della debolezza. Lo potranno separare dalla “gente comune” differenti idee e innumerevoli punti di vista… ma lo unisce l'umanità, perché, come afferma il poeta che guarda nel profondo, e vede

Ognuno sta solo
sul cuore della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

 

MARTEDÍ SANTO  -  7 Aprile
"In quel tempo Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». … Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda …"

O mio Dio! Quante volte, anche noi, abbiamo ricevuto il boccone da te!
Tu lo hai intinto di te stesso e con amore infinito lo hai portato alle nostre labbra E noi lo abbiamo inghiottito. Come Giuda, lo abbiamo inghiottito.
Ma no, nessun timore.
Il pane intinto nel piatto non intende svelare il traditore, non ci è dato per segnarci come i falsi e ipocriti seguaci di Cristo e del bene. Offrire un boccone al commensale è un gesto di riguardo e di rispetto, e intingerlo nello stesso piatto è un invito di amore, invito ad avere parte con chi si offre.
È proprio così. Il Maestro vuole ridire con insistenza il suo amore a chi sta per tradirlo. A chiunque sta, intende o ha già tradito. Un gesto che vuole confermargli che si fida ancora di lui, che niente è deciso. Per ripetergli che può ancora liberarsi da ciò che dipende solo da una sua scelta. Nessun destino pende sul suo capo.
E il suo è un boccone dolce, anche se non sempre facile. Altri sono i “bocconi amari” che nella vita, nostro malgrado, bisogna mandar giù, talvolta con le lacrime agli occhi. Questi possono essere inghiottiti senza
danno se nutriti da questo gesto di amore. Da "dolci bocconi" di condivisione, di amore dato e di amore ricevuto.
“Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte”.

 

29 Marzo.   USA: Niente respiratori per i disabili 

Sì, siamo ancora nella società pre-coronavirus, prevale la legge del più forte, come sempre. Non solo è stato deciso così, ma tacitamente si è d’accordo. È difficile riformattare una mente configurata secondo queste categorie. Se si deve, si sceglie chi “vale” di più, secondo i vecchi conteggi. 

Ma ci sarà una società post-coronavirus, dove, sconfitto il virus, accetteremo i suoi “suggerimenti”?
Maggiore attenzione alle persone che alle cose; meno incuria verso la natura, sapendo che andarle contro è andare contro il bene e la salute dell’umanità; meno dipendenza dal fascino del denaro, comprendendo che il suo valore sta nel trasformarlo e spenderlo in mezzi e strumenti essenziali;
accresciuto rispetto per la vita di ogni singolo senza mai sacrificarla davanti a presunti beni superiori; scoperta da parte degli aspiranti politici che il “servizio” verso la società è la priorità e si è disposti anche a perdere (le elezioni) pur di far bene, senza la ricerca del consenso a tutti i costi…
E forse la lezione migliore potrebbe essere capire che “bisogna saper perdere” per perdere di meno, per evitare sconfitte clamorose che sempre ricadono sulle spalle dei più deboli.
Il vangelo lo insegna da qualche tempo. Non solo con le beatitudini, che esprimono la cura di Dio per i piccoli, ma anche con il seguito “… Guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame…» (Luca 6,24-25).
Antico invito a misurarci, per tempo, con “’A livella".

 

 Franco Zito è il primo defunto della nostra parrocchia che non passa dalla chiesa prima di essere sepolto.
Una privazione che crea disagio e dispiacere.
È mancato il momento dell’abbraccio degli amici, del loro conforto per i familiari, della loro preghiera al Signore perché lo accolga con amore.
È mancato il momento in cui qualcuno dei suoi cari lo ha ricordato generando emozione per il distacco ma anche consolazione per una vita compiuta.
Ma non è stato privato della benedizione, del segno di benevolenza di Dio che non vuole che alcuno dei suoi figli vada perduto.
Non è privato del sacrificio eucaristico che, anche se in forma privata, sarà celebrato per lui alle 17.30.
È stato bello scoprire la sua cordialità e anche la sua fede, discreta.
Arrivederci a un figlio di Scalea che ha dedicato parte del suo tempo al servizio della città.
Ad una persona che si distingueva per i suoi modi garbati e cortesi, che si gustava il piacere di riunire e animare la presenza di amici nella piazzetta della città.
La sofferenza di questo ultimo scorcio della tua vita é ricompensata dalla gioia che ora puoi condividere con tua madre, che ritrovi, dopo averla invocata continuamente sul letto del dolore, con tuo fratello che ti ha preceduto di poco e con gli altri tuoi cari.
È triste il posto che lasci ma in festa il luogo del tuo arrivo.

 

25 Marzo - Annunciazione

Di certo i pensieri di stimolo per interiorizzare e capire la festa dell'Annunciazione non vi sono mancati quest'oggi.
Mi sento di aggiungere che, insieme alla prova a cui questa crisi ci sottopone, c'è anche un'occasione che da essa ci viene offerta. O, se volete, noi, eterni ottimisti, che non intendiamo arrenderci e vogliamo trovare il bene nascosto nelle pieghe della storia, intravediamo in essa un’opportunità che vogliamo cogliere.
Ci viene offerta la possibilità di diventare, in maggior misura, protagonisti del nostro credere.
I riti, le celebrazioni sono per noi, di solito, la più alta espressione di fede. Ma quanto grossi i rischi, quando l’assuefazione ci rende oltremodo indifferenti, e capita, di diventare “ascoltatori” o “spettatori” passivi, dove un altro o altri fanno per tutti.
Ora, nostro malgrado, i riti sono lontani, ci sono stati tolti. Ma chi potrebbe affermare che, persi i riti, abbiamo perso Cristo, la fede, la Chiesa…?
Certo ci è chiesto uno sforzo maggiore per sentire ed esprimere quello che crediamo, siamo invitati a pensare. E tutto ciò può renderci artefici genuini del nostro rapporto con Dio.
Ci è chiesto uno sforzo personale che difficilmente lascia spazio alla passività. Chiamati a pensare e ripensare ciò che anima il nostro affidarci.
È per questo che cerco di offrirvi pensieri, occasioni per riflettere, più che celebrazioni in video, per cogliere questa occasione, per riscoprire ciò che siamo.
Pensiamo cristiano” per essere più capaci di "fare cristiano”.
Il vangelo di oggi, festa dell'Annunciazione, presenta l'angelo che va a “casa” di Maria, mentre è “in preghiera da sola”, non nel tempio né in comunità né partecipe di una liturgia che, nonostante tutto, si sente dire “Il Signore è con te”.

  

24 Marzo

Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina sé stesso?   Luca 9,24-25

In questo tempo, diventato improvvisamente difficile, molti sono gli episodi di grande donazione e di sacrificio, per il bene e la cura dei sofferenti, che accadono continuamente sui nostri “campi di battaglia”.

«Felice il Paese che non ha bisogno di eroi!» aveva affermato Bertolt Brecht. Malauguratamente ora non viviamo un momento felice, è questo un tempo di debolezza che ha bisogno, necessita di eroi. È indispensabile che qualcuno ci salvi.
E molti stanno offrendo sé stessi, stanno “perdendo” la propria vita: medici, infermieri…
Anche sacerdoti. Ne son morti cinquanta, sinora. Cercando ogni modo possibile per continuare ad essere vicini e al servizio della gente e degli ammalati. Anche loro, come tutti i morti di questi giorni, pur avendone celebrati molti, sepolti senza funerali.

 “Pastori con l’odore di pecora, stanno in mezzo alla gente” li ha definiti il Papa.

“Il vangelo si fa carne”. 

Carne di medico, di infermiere, di prete…
Un medico benedice un morente, medici e infermieri che passano dall’oggi al domani dal servizio al ricovero in rianimazione, un sacerdote muore perché dona il respiratore che i parrocchiani gli hanno regalato a uno più giovane di lui…

È uno dei modi in cui Dio risponde alle nostre preghiere. Noi chiediamo che ci sia vicino, ed egli lo fa, con persone capaci di dare tutto sé stessi, di “perdere” la propria vita per causa sua e per ragioni che lui sa come motivare.

Un grande credente, Dostoevskij, opportunamente affermava: “Il segreto dell'esistenza umana non consiste soltanto nel rimanere vivi, ma nel trovare una ragione per vivere.” 

O per morire.

  

20 Marzo.  FAMMI DORMIRE IN PACE

Aver fede è sapere di aver già ricevuto, non abbiamo certo bisogno di altre prove per trovare una “nuova ragione” per credere. Tuttavia avvertiamo la fragilità della nostra vita, resistiamo a molti colpi ma non siamo infrangibili. Non lo sono i nostri cari, non lo sono i figli. E il timore cresce. Non possiamo né vogliamo restare soli.
Abbiamo la necessità di poter “confidare” per riporre la nostra fiducia in chi ha già fatto molto per noi. E “confidare” è pregare per sussurrare e bisbigliare, in confidenza, all’orecchio di chi ascolta le mie trepidazioni, e consola, e rasserena.

Questa sera andiamo a dormire sussurrando questa preghiera di Dietrich Bonhoeffer all’orecchio del nostro confidente.

“Signore, mio Dio, 

 io ti ringrazio perché hai portato a termine questo giorno;

 io ti ringrazio perché hai dato riposo al corpo e all'anima.

 La tua mano era su di me e mi ha protetto e difeso.

 Perdona tutti i momenti di poca fede

 e tutte le ingiustizie di questo giorno;

 aiutami a perdonare coloro che sono stati ingiusti con me. 

 Fammi dormire in pace sotto la tua protezione

 e liberarmi dalle insidie delle tenebre.

 Ti affido i miei cari, ti affido il mio corpo e la mia anima.

 Dio, sia lodato il tuo santo nome. Amen". 

 

 Il programma di oggi mercoledì 18 marzo prevedeva: ore 17.30 messa della vigilia di S. Giuseppe, ore 19,00 incontro con i papà dei ragazzi e bambini della scuola cattolica, quindi festa e abbuffata con gli stessi e poi… Juventus-Lione. 

Incredibile. Chi l’avrebbe mai detto o solo pensato, non qualcosa, ma tutto è saltato. Via i nostri progetti. Stiamo vivendo l’imprevisto. 

Tuttavia, pensandoci bene, l’imprevisto non è affatto assente dalla storia, dalla nostra storia. Anzi. A dire il vero, ne fa strettamente parte. Mi verrebbe da dire che l’imprevisto è semplicemente previsto. Forse da esso sono scaturiti momenti eccezionali nel percorso della storia, come anche grandi scoperte nel campo della scienza. La vita stessa inizia con un imprevisto … chi mai potrebbe programmare o volere, o non volere, la propria nascita. 

Gli incontri, sono imprevisti. Quante storie di vita, storie di grandi amori, storie di grandi conversioni sono frutto dell’imprevisto. 

Rinvigoriamoci per essere capaci di realizzare i nostri buoni progetti, ma anche per fronteggiare ciò che non ne fa parte. Facciamo diventare l’imprevisto un momento di ripartenza, un tempo di ripensamento che sappia tener conto della novità e delle altre possibilità mai prese in considerazione. 

Diamo fondo alle nostre energie, attrezziamoci per saperlo accettare e vivere come momento di crescita controllandone le componenti più dannose e paralizzanti: incertezza e sfiducia, che generano eccessiva paura. 

La fede, per noi credenti, sia l’aiuto decisivo per essere sostenuti dalla certezza che il nostro Dio è il Dio della prossimità: il Dio che si fa vicino e invita ad essere vicini. È questo il bel pensiero che papa Francesco ha pronunciato stamattina. Sì, Dio è il Dio con noi.   

 

Parrocchia S. Nicola di Platea

Santuario del Lauro

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